Lecolonne della R.:L.: Labirinto Azzurro furono innalzate all’Oriente di Varese il 23 ottobre 1994. Tutto cominciò quando il Gran Maestro Giuliano di Bernardo, in carica dal marzo 1990, abbandonò il GOI e, il 16 aprile 1993, fondò un'altra obbedienza.

Alla fine del 1993 la situazione del Grande Oriente era grave come mai era accaduto in quanto, a differenza del passato questa volta l'attacco veniva dall'interno. Furono circa 500 i massoni che seguirono Di Bernardo nel suo scisma ma ben 4.000 quelli, che in quel frangente abbandonarono il GOI. Ognuno si poneva drammatici interrogativi a proposito dell'istituzione, del suo futuro e dell'atteggiamento da tenere. Fu allora che l'embrione della Labirinto Azzurro venne forse alla luce. Ci chiedemmo semplicemente, e chiedemmo in seguito a molti altri Fratelli, come avremmo potuto reagire con dignità alla sventura, che ci stava colpendo. Bisognava trovare qualcosa di diverso, qualcosa che costituisse un segnale di reazione e di riscossa. Nell'autunno del 1993, dopo molte riflessioni, trovammo la soluzione: mentre altri defezionavano e demolivano noi saremmo rimasti fedeli ai Fratelli e all’istituzione e, non solo simbolicamente, avremmo edificato.

A causa del difficile clima socio politico in cui la Labirinto Azzurro fu partorita, cercammo di farne sin dall'inizio un organismo inattaccabile. La dotammo quindi di un severo Regolamento Interno, che ci impone comportamenti e adempimenti talvolta inusitati: per esempio in materia di certificazione della nostra situazione penale e di carichi pendenti. Nel caso di una futura ipotetica indagine esterna, non si potrà dire che abbiamo trascurato di verificare l'irreprensibilità di ogni adepto. Nella Labirinto Azzurro, alla fase di fondazione è seguita quella del consolidamento e ora siamo in fase di ancor più felice progressione. In questi dieci anni le nostre colonne si sono arricchite anche numericamente e nuovi bussanti attendono di essere scrutinati. Il rigore, abbinato al fervore iniziatico e all'entusiasmo di gruppo, ci permette di guardare con serenità al futuro.